Il rapporto uomo cavallo è da tempo molto stretto, non solo per la passione per l’equitazione, ma anche perché il cavallo è sempre stato un valido ausilio al lavoro. Sin dai tempi antichi l’addomesticazione del cavallo ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle varie società che, grazie all’aiuto dell’equino, potevano più facilmente trasportare merci, cibo, culture e tradizioni.

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Allo stato brado si verifica una normale usura dell’unghia del cavallo che va poi crescendo per compensare lo squilibrio. Un animale impiegato su terreni duri, che deve trasportare o trainare oltre il suo notevole peso, anche quello di un carico necessita di un intervento umano volto a rimediare alla erosione dello zoccolo. Si conviene che l’utilizzo di ferri da applicare al cavallo fosse sconosciuto ai Greci e ai Romani, anche se già allora si utilizzavano delle suole ferree da applicare con dei lacci per ammortizzare i colpi sul terreno. La paternità della moderna ferratura spetta invece ai Celti e ai Galli, successivamente perfezionata dai Romani. Anche durante il Medioevo i ferri di cavallo venivano impiegati e varie tecniche si svilupparono specialmente durante il Rinascimento, quando vennero fondate vere e proprie scuole per maniscalchi e le tecniche diverse diedero vita anche a correnti tra loro differenti.
Ancora oggi si distingue tra la ferratura italiana, quella spagnola e quella inglese. Nell’italiana i rami in cui il ferro è diviso sono orizzontali e di uguale grandezza, i chiodi sono quadri e nei talloni posteriori sono leggermente più lunghi. La differenza con quella spagnola sta nel fatto che in quest’ultima il ferro impiegato è più sottile e può essere applicato anche a freddo. La ferratura inglese predilige ferri con rami orizzontali, in quelli posteriori sono piani, mentre in quelli anteriori sono inclinati verso il centro, di modo che questo tipo di ferratura sia adatta a cavalli leggeri.

