L’ippomanzia fu praticata già da antichissime civiltà, che vedevano nel cavallo non solo un animale al servizio delle incombenze quotidiane, ma un essere da rispettare e da consultare per il suo valore profetico. Era un’arte divinatoria che interpretava i nitriti e i movimenti del cavallo, traendone auspici e vaticini.

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La figura del cavallo accompagna da sempre storie fiabesche e leggende, dato il suo stretto rapporto con l’essere umano infatti ha instaurato nell’immaginario collettivo un legame indissolubile con le pulsioni umane. Ecco che domare un cavallo è da sempre sinonimo di padronanza delle proprie pulsioni per raggiungere la piena realizzazione spirituale. La spinta istintiva, vitale, indomita del cavallo è domata dal cavaliere che con raziocinio dosa la sua potenza e la indirizza verso il giusto fine. Riveste anche un ruolo da psicopompo, ovvero tramite delle anime verso il mondo dei morti o sede stessa delle anime.
Nei sogni è colui che comunica messaggi inconsci della psiche e Carl Gustav Jung lo identificò con un principio femminile materno, perché legato alle divinità terrestri e marine. L’interpretazione dei sogni presta molta attenzione al colore del cavallo, quello nero infatti è per definizione associato al male, inteso come forza oscura, i cui contenuti e desideri, spesso erotici, repressi trovano rappresentazione nell’immagine equina. Il cavallo bianco di contro rappresenta la sublimazione dell’energia spirituale, se alato la spinta alla trascendenza è ancora più forte e nella sua accezione negativa potrebbe rappresentare una sorta di alienazione dal mondo materiale, una sorta di distanza dalla quotidianità.
Se il cavallo nel sogno s’imbizzarrisce riporta l’attenzione su angosce trattenute e la necessità di liberarle, così come una mandria di cavalli rappresenta energie fisiche ingabbiate che necessitano di essere sfogate.

